Come da LEGGE REGIONALE 18 giugno 2013, n. 31 il Comune di Figline Valdarno risulta estinto in data 31/12/2013


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Storia e notizie

Quei concetti logori sui quali si imposta generalmente la divulgazione e quelle opere d'arte un tempo ritenute importanti, che tutti dovevano aver visto, da almeno mezzo secolo sono stati messi in discussione ed è stato largamente acquisito che ogni luogo al mondo ha opere d'arte parimenti interessanti dal punto di vista storico se non qualitativo per cui chi vuole istruirsi in questa materia basta che esca pochi passi dalla porta di casa sua. Se comunque il turismo anche straniero si dirige in Italia cioè ha anche altri, nobili e comprensibili motivi: la bellezza del paesaggio, il sole, la suggestione di trovarsi in una terra intrisa di storia, e di una storia non indifferente, ma comune a tutte le nazioni europee e di cultura europea, quella cioè di Roma, preparata da Greci ed Etruschi, che tramite il Medioevo romano-germanico sfocia nel Rinascimento, dal quale dipende la nostra civiltà moderna.

Ebbene, tutte queste ragioni di interesse, nella loro legittima varietà, osiamo dire che si trovano appagate oggi più nella "provincia" toscana che a Firenze.

Proprio il Valdarno Superiore offre natura incontaminata, appena si salga sulle alture del Pratomagno e dei monti del Chianti, che lo delimitano, in combinazione con molteplici suggestioni esercitate dal passato, che qui pose le basi per avvenimenti fondamentali, ancorché poi avvenuti altrove.

Solo nelle millenarie foreste di Vallombrosa, fra cupe abetine e boschi di faggi pervasi da mistica luce, si riesce a cogliere, al di là di tutto ciò che possono raccontare gli storici, il "vero" senso della riforma monastica che animò la rinascita europea del Mille di possenti forze spirituali.

Solo nella pace della pieve di Cascia, ove è esposto lontano dal caos dei grandi musei il primo capolavoro di Masaccio, il Trittico di San Giovenale del 1422, si intende come da qui potesse sortire un genio diciannovenne destinato a rivoluzionare in sei anni le sorti della pittura, e non conta tanto, alla fine, se queste prepotenti sensazioni che il viaggiatore sensibile sente, per esempio davanti a un bicchiere di chianti (vino che egli magari si illude esser già piaciuto a Marsilio Ficino), abbiano un fondamento oggettivo: conta invece che il vino è veramente buono, che il Trittico di San Giovenale è davvero sublime, che i boschi di Vallombrosa anche se il vicino fondovalle è inquinato sono davvero rasserenanti per l'animo di chi, oggi come un tempo, fugge il negotium alla cerca dell'otium, che auguriamo ai lettori.

Ma affinché questo non accada ad occhi chiusi, o senza il sussidio dei sia pur minimi dati informativi che servono per apprezzare poi per conto proprio il genius loci, è stata scritta questa Guida.

Il Valdarno Superiore fu modellato da remoti eventi naturali ormai noti nella letteratura specialistica (e qui appena evocati). In epoca pliocenica, a partire da oltre 3 milioni di anni fa, la conca valdarnese emersa dal mare ospitò un grande lago d'acqua dolce formato dai torrenti che vi si precipitavano dalle zone montagnose intorno. Largo circa 8 chilometri, fra i monti del Pratomagno e del Chianti, lungo circa 40 chilometri, fra Laterina e Rignano, poco profondo, il lago gradualmente fu riempito dai materiali d'erosione trascinati dai torrenti.

Durante il Pleistocene, a partire da circa 1 milione e 800 mila anni fa, il riempimento si completò, fino alla scomparsa di questo ed altri laghi toscani pliocenici. Continuava l'accumulo di depositi dei corsi d'acqua, e agli strati di argilla sul fondo del bacino si sovrapponevano nuovi strati di rena e ciottoli. L'Arno, intanto, che prima piegava dal Casentino verso sud nel golfo marino dell'attuale Val di Chiana, era stato risucchiato dal lago valdarnese e trascinato verso nordovest, più o meno nel suo tragitto attuale. E' proprio l'Arno, divenuto "valdarnese", che scaverà l'aspetto attuale di questa valle. Fra due catene di monti, essa mostra, nei fianchi erosi da corsi d'acqua minori, gli originari sedimenti di sabbie e ciottoli: le "balze" e altre tipiche formazioni valdarnesi scoscese congiungono il fondovalle ai ripiani che si appoggiano ai monti boscosi.

Ma le testimonianze d'allora restano: i reperti nei banchi di lignite di Castelnuovo dei Sabbioni e Cavriglia, le ossa fossili che l'antico fondale del lago ancora restituisce. E di esse si abbelliscono il Museo di Geologia e Paleontologia dell'Università di Firenze e quello dell'Accademia Valdarnese del Poggio a Montevarchi. In questo territorio, dopo diverse variazioni climatiche, fece la sua prima comparsa l'uomo circa 100 mila anni fa, durante l'età della pietra, aprendo l'avventura di una presenza umana ininterrotta, attestata, su pianori e colline (il fondovalle non avrà abitati di una certa entità prima del Medio Evo, a causa del fiume non ancora arginato), da manufatti litici di periodi diversi. Strumenti litici e selci lavorate sono stati rinvenuti, fra l'altro, a Soffena, San Giovenale, Cascia, Cancelli.

Poi, sempre su colline e altipiani del Valdarno Superiore, vi saranno piccoli ma interessanti stanziamenti etruschi fino dal periodo arcaico. Poi i Romani, che svilupparono agricoltura e pastorizia fondando fabbricati, fattorie, pagi (Tito Livio scrive che Annibale, nel 217 a.C., percorreva fra Fiesole e Arezzo la regione più fertile d'Italia per frumento, greggi e ogni altro prodotto del suolo: il Valdarno appunto). Attestano ciò numerosi toponimi e rinvenimenti archeologici. Fra gli altri, sulla riva sinistra dell'Arno, Cavriglia (importante centro romano), Gaville (con un insediamento romano fino dall'età imperiale), Rignano. E sulla riva destra, Gropina (toponimo etrusco: gli scavi nella Pieve hanno portato alla luce ruderi eframmenti antichi), Soffena (nome di origine etrusca, come Ciuffenna, con testimonianze di età romana), Piandiscò (frammenti di piccoli vasi del periodo romano), San Giovenale (resti di una piccola necropoli romana), Cascia (monete e un bronzo del periodo romano), Pitiana (toponimo di origine latina) .

Figline, del resto, deriva il suo nome dal latino "Figalinae" (con evoluzione in "Fighinum", "Fegghine" ecc.) che indica una fabbrica di "figuline", un luogo ove si lavorano argille per la fabbricazione di vasi e stoviglie in terra cotta secondo un'arte della ceramica prima etrusca e poi romana. Frammenti diversi di epoca romana fanno supporre qui un antico stanziamento, nella zona della circostante altura di San Romolo. In località Scampata furono rinvenute nel 1843 cinque urne cinerarie etrusche insieme ad oggetti dello stesso periodo.

Testimonianze etrusco-romane nel Valdarno Superiore sono inoltre le vie di comunicazione. Una delle più antiche e importanti arterie etrusche, da Chiusi a Marzabotto, si svolge sul crinale delle colline fra Chianti e Valdarno, nella zona di Monteluco. Sul versante destro dell'Arno la Cassia Vetus, antica via consolare romana, utilizza fra Arezzo e Fiesole gran parte del preesistente percorso etrusco: è percorsa oggi con il nome di "Strada dei Setteponti" (corrispondente solo a tratti a quella etrusco-romana) toccando, fra gli altri, Soffena, Piandiscò, Pitiana. Infine la "Cassia Adrianea", o "Cassia Nuova", aperta verso il 123 d.C., da Chiusi a Firenze, che transitava nella zona della Pieve di Gaville e del Ponte agli Stolli. Fino dall'antichità, dunque, si evidenzia il ruolo geografico peculiare del Valdarno Su-periore, quello di più importante via naturale di traffico della Toscana interna a sud di Firenze: la vocazione viaria del più breve collegamento fra Roma e Italia padana (oggi massicciamente realizzata nel fondovalle). Proprio nella parte centrale del Valdarno superlore inizia, in un periodo più vicino a noi, la storia di Figline.

Il castello di "Fegghine" è citato per la prima volta in un documento del 1008. A sinistra dell'Arno, su un colle dominante il fiume (nella zona delìattuale San Romolo), fu dominato e forse fondato dalla famiglia feudale degli Ubertini, potenti e al riparo del loro poderoso castello di Gaville. Nel 1109 vengono menzionate varie chiese (fra cui quella di Santa Maria, ubicata sul colle) nel territorio di "Fighine". Forse già prima del 1109 gli abitanti del borgo collinare intorno al castello erano scesi ad una piaggia sul fondovalle, stabilendovi un luogo di scambio e di mercato dei prodotti del suolo, del bosco, della pastorizia: il "grande forum" di Figline (già citato nel 1210), una piazza mercatale, da cui le merci venivano smistate a dorso di mulo o per via fluviale (sull'Arno, navigabile da secoli lungo tutto il suo corso, sarebbe presto arrivato il legname delle foreste del Casentino fino a Firenze e Pisa). Un "mercatale", dunque, sovrastato da fortilizi (delle famiglie degli Azzi, Guineldi, Benzi) e sul cui perimetro nascevano case e portici per le merci.

Intorno al 1167 si registra il tentativo di Fiesole di trasferire la sua sede vescovile nel castello di Fegghine, per collocarsi al centro della propria diocesi, verso Arezzo, in un luogo fortificato più lontano da Firenze: che proprio in questo periodo, e nella sua rivalità con Fiesole, cerca di allargare il proprio dominio al territorio circostante. E proprio nel 1167 i Fiorentini distruggono castello e chiese, affermando così l'importanza strategica di Fegghine nel loro sistema di difesa e d'espansione verso sud.

Nel 1198, al formarsi della Lega Tuscia, in funzione antiimperiale, il castello di Fegghine giura obbedienza e sottomissione alla città di Firenze. Ma intorno al 1215 s'accende in Firenze la cruenta divisione interna fra Ghibellini e Guelfi (che sposano, questi ultimi, la causa delle autonomie locali alla politica del Papato, contro i signori feudali e le fortune dell'Impero). Gli Ubertini di Gaville, ghibellini, fomentano un focolaio antifiorentino nel castello di Fegghine, che già intorno al 1223 appare decisamente sotto l'influenza d'Arezzo e orientato a favore della causa ghibellina. Così, dopo una sanguinosa irruzione nel castello (1250), L'esercito della Repubblica Fiorentina nell'agosto 1252 lo espugna e lo rade al suolo cancellandone le tracce, obbligando la popolazione ad abbandonarlo per sempre. Gli abitanti più influenti vengono convogliati in Firenze, gli altri costretti a scendere intorno al mercatale (indennizzati e anche agevolati per rimanervi). Nel 1259 il Comune fiorentino invia i suoi mensuratores a ridisegnare il "grande forum". I Fiorentini tracciano successivamente tre vie parallele, poi intersecate ortogonalmente (secondo il classico schema a scacchiera diorigine romana), dove si allineano strette e alte case a schiera. Nel 1353, dopo ripetuti attacchi dei nemici ghibellini, Firenze deli-bera la costruzione di un imponente anello di mura intorno a Figline, che, iniziata nel 1356, sarà completata intorno al 1363-1375. Prima d'allora Figline, difesa solo da un fossato e forse da una palizzata, costituì un caso anomalo: "terra più di mercato di grano, o di biada che terra nel contado di Firenze". Il borgo di Fegghine suscitava la meraviglia dell'imperatore Arrigo VII, nel 1312, per essere, "un buono luogo senza muri".

Ma intorno al 1250 Firenze aveva iniziato la propria espansione, contro le famiglie feudali, in varie direzioni del contado. Di essa l'aspetto piì appariscente sarà, nel XIV secolo, la fondazione delle "Terre nuove", terre murate (nel contado fiorentino verso sud San Giovanni, Terranuova, Castelfranco di Sopra). Di tale espansione gli obbiettivi principali erano uno di politica annonaria (approvvigionamento della città), uno di controllo della viabilità. Il problema che si poneva era il destino delle popolazioni: per legarle stabilmente al destino della città attraverso un controllo politico, Firenze doveva garantire loro una sicurezza difensiva. E Figline, appunto, si proponeva, già dalla metà del XIII secolo, nelle sue caratteristiche fondamentali. La fertilità "pliocenica" della sua terra (ora la larga pianura dell'Arno non era più paludosa) ricca di frumento vigneti, oliveti, allevamenti di bestiame, ne faceva un granaio, un centro agricolo in grado di raccogliere la produzione della campagna circostante e convogliarla verso Firenze. La sua posizione centrale in una zona di passaggio obbligato, in prossimità della strada per Arezzo e del fiume, faceva poi di Figline il cardine naturale del sistema di sicurezza fiorentino nel Valdarno Superiore. Perciò Firenze s'impadronì di Figline e dovette assicurarsene la piena fedeltà (vacillante invece in passato) prima di costruirvi intorno un'imponente cinta di mura: con esse finisce "l'anomalia" di Figline e una storia autonoma di questo borgo del contado fiorentino, che stabilmente entra nella storia della grande città vicina. Ma se finisce qui il frammento di storia che interessava anche soltanto evocare, pure ci sono alcuni fatti posteriori di cui non si dovrebbe perdere il ricordo.

Dopo il profondo travaglio del secolo XIV (peste, tumulti, distruzioni), il Quattrocento è fecondato da una ventata di nuova cultura umanistica che vide protagonisti uomini provenienti proprio da terre valdarnesi, come il grande Marsilio Ficino (nato a Figline nel 1433), Poggio Bracciolini (nato a Terranuova nel 1459) e nel '500 Benedetto Varchi, nativo di Montevarchi. E nel Quattrocento, incentrato sulle città e in particolare su Firenze, nasce Masaccio a San Giovanni Valdarno (1401) e rinnova la pittura dando inizio al "Rinascimento" fiorentino con il suo capolavoro giovanile del 1422, il Trittico di San Giovenale. Poco lontano, a Borgo San Sepolcro, nasce nel 1406 Piero della Francesca, che lascerà fra la Val Tiberina, il Montefeltro ed Arezzo tanti capolavori. Forse non è un caso; di certo dal microcosmo del Valdarno è possibile una visione storica efficace dei momenti più significativi della storia dell'arte fiorentina oltre che delle vicende della storia civile e culturale italiana ed europea.

Nel 1810, in età napoleonica, il governo francese, che dominava anche il Regno d'Etruria dal 21 marzo 1800, fece venire il celebre naturalista Georges Cuvier da Parigi a Figline. Qui aveva sede (nei locali dell'attuale convento della chiesa di San Francesco) l'Accademia Valdarnese del Poggio con biblioteca e museo. Fondata nel 1804 per iniziativa di studiosi valdarnesi con l'aiuto del governo francese, ben presto nota in Toscana e in Europa, l'Accademia vantava soprattutto una magnifica collezione di ossa fossili raccolte nei dintorni e sistemate nel Museo. Cuvier fu fatto venire a Figline proprio per studiare e classificare questa raccolta di ossa fossili e, come la lapide ricorda (oggi a Montevarchi, nel Museo dell'Accademia, che fu trasferita durante la Restaurazione da Figline sospetta di simpatie francesi), il fondatore della Paleontologia negli immortali suoi scritti ne celebrava l'importanza.

Bibliografia

- Guido Tigler: Figline e il Valdarno guida storico-artistica